Spending Review: i contributi

12/08/2015

Nella gran parte delle Regioni e Province Autonome, lo sviluppo dell’ICT è affidato alle società ICT in-house, che gestiscono banche dati strategiche per la tutela della privacy dei cittadini, per il raggiungimento degli obiettivi economico-finanziari, ed infine, per la gestione dei controlli demandati alle Regioni

A partire dall'approvazione del cosiddetto Decreto Bersani, varie società ICT in-house, hanno avviato e stanno promuovendo importanti percorsi di ristrutturazione per rafforzare il proprio ruolo strategico e di sistema, in una logica di collaborazione e integrazione con il mercato. Tutto questo è con l’obiettivo di concentrarsi sempre più sulle attività d di programmazione e gestione strategica della IT anche avviando, in alcuni casi, veri e propri processi di “outsourcing”.

Le società ICT in-house sono oggi quindi cruciali per l’effettiva realizzazione a livello territoriale dell’Agenda Digitale Italiana. La stabilità della loro presenza sul territorio consente di concepire ed avviare politiche effettive di contrasto del divario digitale. Un ruolo indispensabile per ottenere un’adeguata possibilità di accesso ai servizi on-line anche nei territori geograficamente svantaggiati. Basti pensare, a solo titolo esemplificativo, al tema della Sanità Digitale: i progetti regionali più significativi per la realizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico e delle prescrizioni elettroniche hanno visto un sostanziale coinvolgimento delle società ICT inhouse.

Alla stessa stregua, molte società ICT in-house agiscono per garantire le necessarie condizioni infrastrutturali, essendo fortemente impegnate nel supportare le Regioni nei piani di introduzione della banda larga ed ultra larga. E’ in questo quadro che occorre collocare eventuali interventi normativi volti a regolare il lavoro delle società pubbliche regionali.